Le capsule “sperdute, che sarebbero i nostri lanternini, nel bujo della sorte umana. Io direi innanzitutto che sono di tanti colori; che ne dice lei? Secondo il vetro che ci fornisce l’illusione, gran mercantessa, gran mercantessa di vetri colorati.”
Questa citazione della lanterninosofia presa da Il Fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello, offre una chiave di lettura del progetto CAPSULE.
Una serie di figure oniriche e simboliche, portano ad esplorare il concetto di illusione e la definizione dell’identità, ispirando riflessioni sulla nostra relazione con la realtà. Le capsule custodiscono maschere racchiuse nel loro mondo di credenze e significati, personaggi che evocano e raccontano storie o talvolta le lasciano solo immaginare.
L’arte figurativa si trova ad indagare in modo filosofico le strade del relativismo conoscitivo, sollevando l’attenzione sulle dimensioni illusorie che noi stessi creiamo e su quelle in cui siamo immersi per condizione.
Le capsule appaiono come metafore in bilico tra richiami ancestrali e atmosfere futuristiche: sono oggetti che diventano l’antico velo di Maya di cui parla il filosofo Schopenhauer e al contempo si propongono come spunto d’analisi sul rapporto della società odierna con la tecnologia e i mondi virtuali, trovando punti di contatto con l’Ipotesi di Simulazione formulata da Rizwan Virk e con le allegorie cinematografiche dell’universo Matrix.



